
Corso aperto a tutte le Donne di Autoconsapevolezza del femminile.
Risvegliare la coscienza femminile nelle donne attraverso la condivisione di storie, rappresentate anche tramite la DanzaMovimentoTerapia, della psicomotricità e della psicoanimazione che permettono il manifestarsi delle competenze femminili nascoste; oltre che attraverso materiali atti a creare e trasformare i vissuti del “qui e ora” provati duranti gli incontri.
Scopo del progetto: risvegliare la coscienza femminile nelle donne.
L’intento sarebbe quello di risvegliare/sollecitare il mondo femminile nelle sue competenze. La società odierna ha “mascolinizzato” la donna. Con questo corso, grazie alle tecniche di mediazione verbale e non verbale, l’intento è quello di dare una rilettura e una nuova percezione del mondo femminile tanto differente, da quello maschile. Il percorso non ha fini terapeutici, le donne avranno la possibilità di condividere storie private, individueranno temi comuni attraverso gli strumenti della DanzaMovimentoTerapia, della psicomotricità e della psicoanimazione e attraverso l’utilizzo di materiali atti a creare e trasformare il vissuto del “qui ed ora” provato durante l’incontro.
L’idea è quello di far emergere caratteristiche tipiche delle donne, le quali tendono, per esempio, naturalmente all’empatia, mentre gli uomini sono più abili nel sistematizzare. Lo strumento che verrà utilizzato per questo “momento di riflessione” sarà centrato sulle terapie corporee che permettono il manifestarsi delle nostre parti nascoste.
Compito delle conduttrici sarà quello di rileggere, interpretare e rielaborare con il gruppo quanto emergerà durante i singoli incontri, attraverso un momento finale di riflessione.
Incontri:
4 incontri di DanzaMovimentoTerapia
4 incontri con la psicomotricista
2 incontri, il primo e l’ultimo, con le figure specialistiche
Temi:
- presentazione e conoscenza
- la donna e il suo corpo
- l’identità femminile
- la creatività nel femminile
- identità femminile e autostima
Durata: 15 ore; 10 incontri di 1,30 ciascuno.
Contributo: è previsto un contributo per la copertura delle spese. Per maggiori informazioni contattare la Segreteria dell'Associazione
Numero massimo di allievi per corso: 20
Sede del corso: Presso l'Associazione Paolo Maruti
La DanzaMovimentoTerapia è una disciplina che trova il suo posto tra gli approcci corporei, psicomotori e tra le Artiterapie. La DanzaMovimentoTerapia esprime competenze e tecniche in campo riabilitativo, preventivo ed educativo: possiamo trovare esperienze nella scuola, nei consultori, in contesti pubblici e privati, in ospedali,comunità, studi privati.
La DMT si sviluppa intorno agli anni ’40 nel continente americano, in Europa e in altre parti del mondo, diversificandosi in una pluralità di modelli e di orientamenti teorici, tecnici ed applicativi. Nel nostro paese le prime esperienze, sin dall'inizio presenti anche in ambito istituzionale, risalgono agli anni settanta. Dal1997 in Italia esiste una Associazione che regola la pratica professionale dei suoi soci.
La DMT si fonda su basi teoriche comuni a più discipline e si propone di contribuire all’armonico sviluppo dell’individuo attraverso il movimento inteso come mezzo di scoperta del corpo e delle sue capacità espressive. Il movimento non è quindi inteso come apprendimento motorio – meccanico – di tecniche, ma si propone di restituire all’individuo la sua unicità espressiva operando sull’educazione dell’espressione attraverso la danza.
La DMT si fonda quindi sul movimento espressivo di ogni uomo; sulla danza, che è movimento strutturato in coreografie. La danza ha da sempre comunicato i ritmi della vita quotidiana. Pensiamo ai ritrovamenti rupestri sugli uomini primitivi dove le danze erano dei rituali per scandire gli avvenimenti della vita del popolo; e pensiamo ai nostri bambini, ai loro giochi di movimento,alle loro musiche, ai suoni alle loro coreografie…. quanto esse siano simili alle danze… delle danze spontanee… Il movimento è una caratteristica dell’essere umano: pensiamo…la vita è movimento a partire dal primo battito cardiaco del feto nel grembo della mamma. Pensiamo che la motilità fetale è riconosciuta dalla settima settimana e mezza di vita! Un percorso riabilitativo- educativo-espressivo-musicale permette alla persona, al bambino/a di entrare nel suono e nel movimento attraverso una forma di linguaggio pre-verbale tipico del mondo infantile.
Obiettivi trasversali e specifici perseguibili
Stimolare e supportare il processo creativo che favorisce un processo di trasformazione
garantire un setting che permetta l’ascolto terapeutico in una dimensione di non competitività
Valorizzazione delle diversità per favorire il processo di integrazione
Promuovere un percorso che si costruisce in itinere in base a quanto emerge nel corso degli incontri in un clima di collaborazione e ascolto
Stimolare la concentrazione
Sviluppo di competenze emozionali in funzione di apprendimenti scolastici (intelligenza emotiva)
Sollecitare e supportare la ricerca di una consapevolezza di sè
PSICOMOTRICITA’:
Premessa:
La pratica psicomotoria si identifica per una maggiore attenzione per gli aspetti affettivo-emotivi e relazionali. Considera la persona in modo “globale”, ovvero come stretta unione tra struttura somatica, affettiva e cognitiva, rispetta la sua originalità del suo essere ed agire, riconosce l’espressività psicomotoria come suo specifico modo di essere, che risente della sua storia affettiva, anche più profonda, ed investe i parametri dell’ambiente (spazio, tempo, oggetti e persone). Nasce per accogliere e rispondere ai bisogni del bambino, accompagnandolo nel suo normale percorso evolutivo (educativa e preventiva al disagio) oppure in situazione di difficoltà (aiuto terapeutico). L’approccio psicomotorio riconosce e valorizza le risorse e le differenze individuali, evitando una standardizzazione dei percorsi di crescita. Si tratta di una pratica di accompagnamento dell’espressività motoria: E’ concepita come un itinerario di maturazione psicologica che favorisce il passaggio “dal piacere di agire al piacere di pensare l’agito”1.
Ipotesi d’intervento: Attraverso il piacere di agire e di giocare lo psicomotricista sviluppa la competenza a comunicare. La pratica psicomotoria si avvale delle risorse del gioco, offrendo la possibilità di esprimersi liberamente e spontaneamente attraverso la via dell’azione e del gioco spontaneo. Nella pratica psicomotoria Aucouturier l’utente è posto al centro del dispositivo. Gli è permesso di vivere la sua espressività motoria o il suo atto di gioco. L’espressività motoria, infatti, è il modo attraverso il quale si può manifestare il piacere di essere se stessi, di diventare autonomi e di esprimere il piacere di scoprire il mondo che ci circonda. Il piacere di essere se stessi genera un sentimento di libertà che permette il raggiungimento della realizzazione di sé, di essere felice nei rapporti con gli altri, perché la felicità e la libertà sono nella condivisione. E’ una pratica che lascia molto sazio all’utente e che può essere interpretata dall’adulto. Questo significa che si assiste a tipi diversi di sedute perché il fattore di cambiamento è l’utente. La P.P.A. (Pratica Psicomotoria Aucouturier) non solo permette la libertà di agire, ma permette anche all’adulto la libertà d’intervento. Quest’ultimo punto può essere destabilizzante perché non si tratta di un metodo che si sviluppa secondo dei principi canonici. Una pratica che lascia la libertà d’azione, di vivere le emozioni e certe volte anche i suoi eccessi, è una pratica che esula dal processo di “normalizzazione” tipico della nostra società. La P.P.A. riconosce l’originalità che c’è in ciascuno essere umano e la rispetta.
Obiettivi trasversali e specifici perseguibili:
• Vivere la comunicazione esprimendo la propria affettività.
• Favorire lo sviluppo del pensiero e della progettazione, attraverso una graduale consapevolezza delle emozioni.
• Riconoscere l’importanza delle regole per il contenimento di sé e dell’altro.
• garantire un setting che permetta l’ascolto terapeutico in una dimensione di non competitività
• Valorizzazione delle diversità per favorire il processo di integrazione
• Promuovere un percorso che si costruisce in itinere in base a quanto emerge nel corso degli incontri in un clima di collaborazione e ascolto
• Stimolare la concentrazione
• Sviluppo di competenze emozionali in funzione di apprendimenti scolastici (intelligenza emotiva)
• Sollecitare e supportare la ricerca di una consapevolezza di sè
Psicoanimazione:
è rivolta ad ogni persona che sia interessata alla comprensione del comportamento umano. Si tratta di un metodo di lavoro, introspettivo e socializzante, per confrontarsi e decodificare il rapporto che ciascuno ha con se stesso, rivolgendo attenzione alle proprie radici, alla propria infnazia, “al bambino e all’adolescente” che abita dentro ciascun adulto, e per dare significato ai rapporti interpersonali, famigliari e sociali alla luce delle scoperte, delle rivelazioni e delle trasformazioni che, proprio ed innanzitutto, le esperienze creative possono e sanno apportare alla vita di ciascuna persona e alla collettività.
È un modo per conoscersi e conoscere gli altri utilizzando strumenti capaci di alimentare il tessuto connettivo e di valorizzare i riti, gli scambi, la comunicazione, attraverso il potere delle “risorse creative”. L’intento della psicoanimazione è, dunque, quello di mettersi sulla traccia di queste “risorse creative”: “psicoanimare”, infatti, significa “dare anima all’anima” ovvero attingere al serbatoio della vita psichica individuale e collettiva per conoscersi, ritrovarsi, inoltrarsi in una ricerca che, attraverso, l’azione creativa, conduca le persone alla loro vera essenza, consistenza, identità.
La creatività consente di integrare armonicamente mente, corpo, emozioni ed immaginario ed utilizzare le risorse in ombra dell’inconscio trasformandole in ossigeno per la vita personale.
La parola, la scrittura, la grafica, la danza, la poesia, la musica, l’immagine, il linguaggio virtuale, possono operare in modo “potente”, consentendo alle persone di lasciare una traccia di sé nel quale “riconoscersi”, con la quale “indagare” gli aspetti nascosti della propria personalità e “reintegrarli” nella propria vita cosciente in modo da renderli comprensibili a se, costitutivi della propria storia, comunicabili agli altri. Psicoanimare è quindi dare “anima all’anima”, è ricercare e, possibilmente trovare, individualmente o in gruppo, una genuina, appagante, diretta modalità di comunicare ce se stessi e con gli altri.